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Elogio del Personal Branding: “chi meglio di me potrebbe descrivermi?” – disse la Follia –

Fare Personal Branding vuol dire comunicare se stessi, narrare la propria storia, spesso intreccio di racconti personali e professionali che, messi insieme, vanno via via a costituire l’immagine di noi, la reputazione, la fama e l’autorevolezza. Giorno dopo giorno, trasmettiamo il nostro io. Quell’io che andrà a formare, nella testa delle persone, l’opinione che avranno di noi.

E’ giusto delegare una simile responsabilità a qualcuno che non ci conosce?

“Certamente, io non faccio alcun conto di quei sapientoni che vanno blaterando dell’estrema dissennatezza e tracotanza di chi si loda da sé. Sia pure folle quanto vogliono; dovranno riconoscerne la coerenza. Che cosa c’è, infatti, di più coerente della Follia che canta le proprie lodi? Chi meglio di me potrebbe descrivermi? a meno che non si dia il caso che a qualcuno io sia più nota che a me stessa. D’altra parte io trovo questo sistema più modesto, e non di poco, di quello adottato dalla massa dei grandi e dei sapienti; costoro, di solito, per una falsa modestia, subornano qualche retore adulatore, o un poeta dedito al vaniloquio, e lo pagano per sentirlo cantare le proprie lodi, e cioè un sacco di bugie. Così il nostro fiore di pudicizia drizza le penne come un pavone, alza la cresta, mentre lo sfacciato adulatore lo va paragonando, lui che è un pover’uomo, agli Dèi, e lo propone quale modello assoluto di virtù, lui che da quel modello sa di essere lontanissimo. Insomma, veste la cornacchia con le penne altrui, fa diventare bianco l’Etiope, e di una mosca fa un elefante. Io invece seguo quel vecchio detto popolare secondo il quale, chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da sé.” – Tratto da Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam

Elogio della Follia è un libricino che costringe alla riflessione, a vedere le cose sotto punti di vista diversi da ciò che è assunto come convenzione e questo mi è sempre piaciuto, così, voglio dare una visione insolita della “lode di sè” riferita all’ambito del marketing.

Unica regola: il buon senso!

E’ giudicato normale presentarsi in maniera impeccabile ad un appuntamento, ad un colloquio, in ufficio, a seminari, ad eventi, ecc. In queste occasioni studiamo, nei dettagli, come la nostra immagine possa riflettere il meglio di noi per lasciare negli altri una buona impressione. E’ folle invece pensare di fare la stessa cosa per trasmettere agli altri il nostro “io” interiore attraverso la lode nei confronti delle nostre capacità, attitudini, competenze e caratteristiche che rendono quell’IO, unico.

Questo perchè siamo cresciuti con detti popolari come “chi si loda si imbroda” che hanno contribuito a farci credere che sia prerogativa degli altri riconoscere “chi siamo” e perchè non abbiamo mai avuto la mentalità volta al marketing. Noi siamo quelli del “fare” ma non quelli che raccontano cosa hanno fatto. Tuttavia il mercato, sempre più concorrenziale, esige che tu ci sia per poterti posizionare nella tua fascia ed esserci, vuol dire raccontarsi con onestà, autenticità e senza timore.

Il Personal Branding come “Elogio del Sè”

Ora, per evitare fraintendimenti, è il caso di spiegare in questo contesto come viene inteso il concetto di lode e del buon senso che ne deriva.

Nel testo citato, la Follia parla chiaro: “chi meglio di me potrebbe descrivermi?” e se è vero, come anticipato all’inizio, che il Personal Branding non è altro che la narrazione di se stessi volta a creare l’opinione degli altri, allora la coerenza sta proprio nel far parlare chi meglio conosce; in questo caso, noi stessi.

Fare Personal Branding nell’ambito di una strategia digitale significa proprio questo, senza autoreferenza, mettersi giorno per giorno a raccontare la propria storia con il fine di dare un’anima al nostro vestito più bello che faccia sì che chi entra in contatto con noi, possa avere una prospettiva e un’idea più ampia e precisa di chi siamo, come persone e come professionisti.

E se è vero che oggi l’efficacia della comunicazione è data da quanto questa riesce ad essere il più autentica possibile, la risposta alla prima domanda è: no! Non è possibile delegare la nostra storia a chi non ci conosce.

Il professionista e l’imprenditore che vogliono fare Personal Branding per far crescere in visibilità, autorevolezza e reputazione l’immagine professionale o il marchio aziendale, devono entrare in stretta collaborazione con il consulente che li segue e insieme, lavorare ai contenuti che andranno via via a costituire la storia professionale o aziendale e far sì che questa, rispecchi nella maniera più autentica possibile la realtà o la persona soggetto della storia. Delegare questa responsabilità, significa correre il rischio di non riconoscersi o di non dare un’immagine coerente nel momento in cui le persone fanno la nostra conoscenza e questo, porterebbe al fallimento dell’intera strategia di comunicazione.

La Follia, nella sua condizione non convenzionale, insegna ancor’oggi ad avere una visione intraprendente, coraggiosa e aperta… caratteristiche necessarie ad ogni vero imprenditore.

Alla prossima…

Roberta Voiglio
Brand & Communication Manager

#nondicocoseacaso

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Roberta Voiglio

Brand & Communication Manager. Dal 1997 mi occupo di Comunicazione Corporate e Marketing Strategico #Bni Member Piemonte Sud

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